TECNICHE IMMAGINATIVE PER LA VALUTAZIONE PSICOLOGICA

 

In una recente indagine condotta dall’Accademia delle Tecniche Psicologiche è emerso che le tecniche immaginative sono di particolare interesse per gli psicologi, sebbene siano poco insegnate e trasmesse. Questo articolo introdurrà all’uso delle tecniche immaginative ai fini della valutazione del problema portato dal paziente.

In genere nelle consulenze psicologiche si utilizza il colloquio clinico per fare questo tipo di valutazioni, ma non sempre esso ci consente di pervenire a risultati soddisfacenti. I pazienti verbalmente ci raccontano quello che hanno esperito, ma è frequente che non riescano a trasmetterci come vivono realmente un certo avvenimento. Accade spesso che il racconto verbale sia accompagnato da una presa di distanza emotiva, o al contrario da un’esagerazione di quanto avvenuto, per cui il terapeuta può finire per avere difficoltà a comprendere come una data situazione sia stata vissuta. Sappiamo che mentre alcuni pazienti tendono a raccontare le loro esperienze esasperandone le reazioni emotive («E’ stato terribile, non potevo farcela, stavo per morire in quel momento»), altri tendono a minimizzare («Ho provato un discreto disagio in quel momento»). Inoltre, quando i pazienti raccontano un fatto loro accaduto, possono tendere a razionalizzare, soffermandosi su elementi di poco conto e trascurando aspetti importanti, mentre altre volte il racconto finisce per essere confuso e la sequenzialità dei fatti narrati non è chiara. Infine, sebbene lo psicologo sia spesso interessato a capire sia quali sono stati i fatti avvenuti, sia quale sia stata l’esperienza soggettiva, potrebbe accadere che il paziente si soffermi solo (o in prevalenza) su uno di questi due aspetti.

Indubbiamente attraverso il colloquio clinico lo psicologo può riuscire a sciogliere molti di questi nodi, guidando il racconto del paziente attraverso domande esplorative e di approfondimento. Tuttavia ciò richiede molto tempo e a volte si ha la sensazione che rimanga una distanza importante tra come il fatto è stato vissuto e come è stato narrato. Le tecniche immaginative ci vengono in aiuto, ci permettono infatti, di aiutare il paziente a calarsi nuovamente nella scena. A questo punto il paziente ci può narrare passo dopo passo cosa accade nell’immagine.

La tecnica immaginativa inoltre facilita il processo di recupero dei ricordi; la ricerca ci insegna infatti che il recupero dei ricordi è migliore quando stiamo nello stesso contesto in cui è avvenuto l’apprendimento. Accade così che il paziente, ricreando nella sua mente il luogo in cui si trovava e le persone presenti, è facilitato nel recuperare anche i dettagli di ciò che è avvenuto, così come la sua esperienza soggettiva, i pensieri che aveva in quel momento, le emozioni che provava, le sensazioni corporee e gli impulsi ad agire. Quanto più la persona riesce a calarsi nell’immagine, tanto più può osservare con chiarezza la sua esperienza soggettiva. In tal modo il paziente racconterà ciò che sente in questo momento rivivendolo nel momento stesso in cui lo immagina.

A questo punto potremmo chiederci come sia possibile aiutare una persona a immergersi in un’immagine. Certamente alcuni di noi hanno più abilità a visualizzare immagini mentali e riescono a crearle con grande facilità e definizione. Altri invece non ne sono apparentemente capaci, o creano immagini molto povere di dettagli. In generale possiamo dire che – e questo vale per tutti – riusciamo a creare meglio immagini quando ci isoliamo dagli stimoli esterni e quando siamo rilassati e concentrati.
Per prima cosa allora dovremo aiutare la persona a rilassarsi e a concentrarsi spostando l’attenzione dall’esterno all’interno di sé. Per fare questo ci sono molteplici tecniche, più o meno rapide. Usando un linguaggio proprio delle metodologie ipnotiche possiamo parlare di “induzione”. Una volta ottenuto un buono stato di rilassamento e concentrazione verso elementi interni (ad es. il respiro) chiederemo alla persona di creare un’immagine. Cosa accade se la persona ha difficoltà? Lavoreremo con lei per capire se le sue difficoltà sono legate all’intensità emotiva dell’immagine che cerca di costruire, oppure se manca di abilità d’immaginazione. In questo secondo caso la aiuteremo attraverso un training di apprendimento dell’abilità.

Vediamo alcuni esempi di applicazione di tecniche immaginative nella valutazione psicologica.

  • Una persona ci dice che ha ansia di prendere l’aereo e vorrebbe superare questo disagio. Guidando la persona nell’immaginazione delle diverse fasi necessarie per prendere un aereo (acquisto biglietto, preparazione bagagli, viaggio in aereoporto, consegna bagagli e check-in, controlli, salita sull’aereo, decollo, viaggio con aereo in quota, atterraggio, discesa dall’aereo) possiamo valutare quali siano i suoi pensieri, emozioni, gli impulsi comportamentali e quali siano gli stimoli ambientali che più facilmente attivano risposte ansiose (ad es. il rumore dell’aereo, le vibrazioni ecc.).
  • Un paziente adulto riferisce di avere spesso paura di commettere degli errori sul lavoro. Racconta che da bambino veniva aggredito e minacciato dai genitori quando prendeva brutti voti vivendo l’esperienza con grande spavento. Attraverso una tecnica immaginativa gli chiediamo di rivivere il disagio sul luogo di lavoro e di focalizzarsi sulle sensazioni corporee. Gli chiediamo poi di sfumare la scena e di lasciar arrivare una situazione dell’infanzia in cui provava cose simili. Attraverso questa tecnica (ponte emotivo) collega la situazione infantile e ci permette di vedere cosa accade in quel momento, come vive l’esperienza, come percepisce il genitore, quanto è consapevole di ciò di cui avrebbe bisogno e quanto riesce a esprimerlo alle figure di accudimento.
  • Uno sportivo, sciatore professionista, si rende conto che le sue prestazioni in gara sono distanti da quelle in allenamento. Gli chiediamo di visualizzarsi dall’esterno, in un momento in cui è in gara, per poter osservare come si muove il suo corpo. Individua così gli errori nella postura. Chiedendogli di entrare in soggettiva nota come la sua mente non sia libera e orientata al presente, ma sia in avanti alla ricerca di possibili pericoli. In questo esempio vediamo come sia spesso utile cambiare il punto di vista da cui il paziente osserva la scena immaginata; questo può far nascere nuovi insight.
  • Un paziente soffre di disturbo ossessivo-compulsivo che lo porta a temere di investire qualcuno. La valutazione in immaginazione ci permette di definire meglio le sue paure e le conseguenze temute. In questo caso la tecnica immaginativa ci serve a esplorare le immagini che arrivano automaticamente alla mente del paziente e gli creano disagio.

In questo breve articolo abbiamo parlato di come le tecniche immaginative siano un ottimo ausilio alla valutazione psicologica, fornendo alcuni esempi in merito. Durante il Corso di Perfezionamento per Psicoterapeuti (e Specializzandi in Psicoterapia) sulle tecniche terapeutiche, proposto dall’Accademia delle Tecniche Psicologiche, approfondiremo nella pratica il ruolo delle tecnica immaginative sia nella valutazione che nell’intervento in psicoterapia.

Enrico Parpaglione
Docente dell’Accademia delle Tecniche Psicologiche