TECNICHE PSICOLOGICHE COME ESPERIENZA DI EQUILIBRIO. Il Manifesto.

INTRODUZIONE

L’avanzamento delle conoscenze sull’essere umano e gli studi sulla salute psicologica hanno portato allo sviluppo di molteplici approcci teorici e pratici, circa il sostegno psicologico. 

Se, da un lato, il fiorire di diversi approcci ha prodotto una grande ricchezza e diversità di strumenti d’intervento, dall’altro ha generato confusione e limitazioni nel percorso formativo, ad  esempio descrivendo le stesse tecniche con termini differenti, generando così conflittualità ed incomprensioni. Infatti, la rigida ripartizione delle conoscenze in differenti orientamenti, rende difficoltoso l’accesso all’interno patrimonio di tecniche e linguaggi durante la formazione dello psicologo, solitamente limitata a un solo approccio di comprensione e intervento sui problemi umani.

UNA NUOVA PROSPETTIVA

Distinguere le varie tecniche in base all’orientamento (tecniche psicodinamiche, cognitiviste, strategiche, comportamentali, familiari, ecc.) è ormai una consuetudine obsoleta. Oggi ci sembra possibile dare origine a un nuovo scenario in cui questa dispersione non sia più la norma, ma solo un’eccezione marginale.

Le differenti tecniche psicologiche, in particolare quando supportate da adeguati riscontri di efficacia, dovrebbero essere patrimonio di tutti gli psicologi. Al contrario, allo stato attuale si rischia di non conoscere o non saper utilizzare una tecnica perché non contemplata e non etichettata dal proprio orientamento formativo. Ogni professionista dovrebbe invece avere la possibilità di selezionare le tecniche più adatte a realizzare il percorso psicologico con il proprio paziente.

Questo è l’assunto da cui desideriamo partire: la condivisione del patrimonio di tecniche, a oggi ritenute funzionali alla promozione del benessere psicologico, mettendo ogni psicologo nella condizione di scegliere le strategie più opportune da utilizzare all’interno del progetto clinico.

TRE PIANI PSICOLOGICI DI AZIONE

In ogni intervento psicologico si possono distinguere tre piani d’azione:

  • Il primo è quello delle “tecniche psicologiche”, selezionate ad hoc dal professionista per interagire con il cliente. Alcuni esempi di tecniche: ipnosi, mindfulness, come peggiorare, prescrizione del sintomo, analisi dei sogni, libere associazioni, le due sedie, holding, grounding, ecc.
  • Un secondo piano caratterizzato dal “focus dell’intervento”, declinato nella prospettiva di uno o più orientamenti teorici. Il piano teorico è però da intendersi secondo il valore etimologico del termine, laddove “teoria” – che viene dal greco “theoreo” – significa “dove devo guardare”. I vari orientamenti teorici suggeriscono quali sono i punti principali su cui deve posarsi lo sguardo dello psicologo. Alcuni esempi: i pensieri automatici (approccio cognitivista), i comportamenti disfunzionali (approccio comportamentista), le tentate soluzioni (approccio strategico), la relazione con i genitori sviluppata durante l’infanzia (approccio psicodinamico), il vantaggio secondario di un sintomo all’interno del proprio ambiente (approccio sistemico),  ecc..………
  • Infine un terzo livello, comune a tutti gli interventi clinici, che potremmo definire “esperienza di equilibrio”.

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ESPERIENZA DI EQUILIBRIO

Il concetto di “esperienza di equilibrio” – che evolve dal costrutto di “esperienza emozionale correttiva” proposta da F. Alexander – nasce dall’osservazione che, in ogni intervento efficace, si fanno vivere ai pazienti esperienze che controbilanciano quelle che li hanno portati (o che potrebbero portarli) a irrigidirsi e a vivere un disagio. Così ad esempio: l’analisi dei pensieri attraverso la tecnica dell’ABC mette in equilibrio un paziente che resta ingabbiato in pensieri automatici (analisi consapevole vs. pensieri inconsapevoli); l’analisi dei sogni fornisce materiale analogico con cui dare significato a eventi vissuti senza un nesso logico ed emotivo (pienezza di significato vs. assenza di significato); la prescrizione del sintomo fa percepire al paziente che può governare in modo equilibrato i suoi sintomi anziché subirli (agire volontariamente un sintomo vs. subirlo); apprendere tecniche di meditazione e respirazione fa stare in contatto con un corpo ignorato o non ascoltato (ascoltare il corpo vs. ignorarlo); l’uso di immagini fotografiche permette l’esplorazione di vissuti ed emozioni difficili da esprimere a parole (esprimere le emozioni vs. non dare loro voce); ecc. [Approfondisci leggendo “Dall’esperienza emozionale correttiva alle esperienze psicologiche di equilibrio”]

IL PIANO EPISTEMOLOGICO

Ai tre piani sopra citati se ne aggiunge un quarto che ingloba gli altri, ed è il piano epistemologico, cioè in che modo la scienza psicologica costruisce la sua conoscenza circa il benessere dell’essere umano. A questo piano appartengono le diverse forme di ipotesi di come si costruisce la conoscenza scientifica: realismo, costruttivismo limitato, costruttivismo radicale, costruttivismo ermeneutico, idealismo. [Approfondisci leggendo “5 approcci epistemologici”]

APPROCCI “INTEGRATI” O “PURI” ?

Tutti i vari approcci alla promozione della salute psicologica, oggi esistenti, sono integrati. Questo perché, nella storia della nostra disciplina le conoscenze sono cresciute, si sono arricchite e tra di loro “incontrate”. Parlare di “purezza” è un’operazione scorretta sul piano scientifico, così come l’uso e l’abuso di tante “etichette psicologiche” differenti per denominare approcci che invece sono tra loro simili. Questo rappresenta un limite professionale che è neccessario superare.

Parlare di “integrazione”, inoltre, implica che possa essere possibile una “disintegrazione”, mentre la psicologia rappresenta un unico corpus che ha raggiunto la maturità necessaria per contenere in sé tutte le competenze teoriche e tecniche tipiche della professione psicologica.

DALL’ IPSE DIXIT ALLA PSICOLOGIA COME SCIENZA

Immaginiamo una psicologia che si affranchi da ogni forma di rigidità ideologica. L’arte e la scienza psicologica possono infatti essere esercitate solo all’interno di una onesta, libera e disinteressata operazione di studio e pratica, in cui gli unici due interessi da servire sono il sapere scientifico e il benessere degli esseri umani. In tal senso rifiutiamo ogni forma di sapere irrigidito e autoreferenziale, e desideriamo mettere in condivisione le conoscenze operative per arricchire e arricchirsi in un costante confronto – libero, anti-ideologico e scientifico – sulla psiche umana e la sua capacità di raggiungere un equilibrio e una soddisfazione più elevati.

La scienza da sempre rifiuta  il principio di autorità: le scoperte di un grande scienziato sono valide indipendentemente da lui e dalle sue qualità personali. Inoltre ogni persona di scienza è esperta solo circa l’ambito in cui ha approfondito i suoi studi e non in tutto il possibile scibile umano: non basta che un’affermazione sia fatta da uno psicologo che ha dato un contributo significatio per essere di per sé valida; la validità e la fondatezza di un’affermazione scientifica non dipendono da chi pronuncia quell’affermazione, ma dalle prove portate a suo sostegno.

Il metodo della ricerca scientifica, nelle sue diverse applicazioni qualitative e quantitative, è uno strumento che è stato messo a punto nel corso dei secoli dall’umanità per costituire un riferimento, esterno al singolo operatore, per stabilire la fondatezza delle sue affermazioni. Non tutto il sapere umano è scientifico – ad esempio la poesia, la letteratura, o le intuizioni sul mondo interiore – ma, quando questo diventa un sapere che si propone come cura, non può che sottostare agli avanzamenti della ricerca scientifica.

TECNICHE E RELAZIONE

Gli psicologi che entrano a far parte del progetto sono interessati a tecniche che funzionano, ovvero che realizzano ciò che promettono. Il sapere tecnico che desideriamo condividere ha le caratteristiche di essere: ripetibile (diversi psicologi in diverse parti del mondo possono replicare le stesse tecniche ottenendo gli stessi risultati), trasmissibile (le tecniche psicologiche possono essere insegnate e trasmesse), predittivo (l’applicazione delle tecniche psicologiche deve permettere allo psicologo di prevedere i possibili esiti che da detta applicazione possono derivare) e progressivo (si producono conoscenze costantemente in evoluzione, che sostituiscono o migliorano quelle precedenti).

La conoscenza di un ampio paniere di tecniche, e la capacità di utilizzarle per realizzare progetti di intervento, corrisponde alla nostra professionalità, che si inscrive sempre all’interno di una relazione di aiuto, che resta un incontro umano, tra persone. Esistono infatti anche fattori psicologici aspecifici (come ad esempio l’autenticità, il sincero interesse verso l’altro, la competenza clinica accumulata negli anni, le predisposizioni individuali), riferibili alla qualità della relazione che si instaura fra “quello” psicologo e “quel”paziente; fattori che, diversamente dalla tecniche, non possono esseare insegnati, pur essendo base e premessa del sapere psicologico.