Il Manifesto dell’Accademia

INTRODUZIONE

L’avanzamento delle conoscenze sull’essere umano e gli studi sulla salute psicologica hanno portato, nel corso di questo secolo e del precedente, allo sviluppo di molteplici approcci teorici e pratici nell’applicazione clinica della psicologia. Questi orientamenti storicamente sono stati rappresentati, almeno in parte, dalle diverse scuole di formazione in psicoterapia.

Se, da un lato, il fiorire di diversi approcci ha prodotto una grande ricchezza e diversità di strumenti d’intervento, dall’altro ha generato confusione e limitazioni nel percorso formativo di ogni psicologo e psicoterapeuta.

Infatti, la rigida ripartizione delle conoscenze psicologiche in differenti orientamenti ha reso impossibile allo psicologo accedere all’intero patrimonio di tecniche e linguaggi terapeutici durante la sua formazione, solitamente limitata a un solo approccio di comprensione e intervento sui problemi umani.

Anche laddove vi siano punti in comune tra i vari orientamenti teorici, l’atteggiamento conservativo-settario delle diverse scuole di specializzazione ha portato a descrivere le stesse tecniche con termini differenti, generando ulteriori conflittualità ed incomprensioni.

UNA NUOVA PROSPETTIVA

L’ Accademia delle Tecniche Psicologiche ritiene che distinguere le varie tecniche in base all’orientamento (tecniche psicodinamiche, cognitiviste, strategiche, comportamentali, familiari, ecc.) sia ormai una consuetudine obsoleta. Oggi ci sembra possibile dare origine a un nuovo scenario in cui questa dispersione non sia più la norma, ma solo un’eccezione marginale.

Le differenti tecniche, in particolare quando supportate da adeguati riscontri di efficacia, dovrebbero essere patrimonio di tutti coloro che svolgono la professione psicologica. Al contrario, allo stato attuale si rischia di non conoscere o non saper utilizzare una tecnica psicologica perché non contemplata e non etichettata dal proprio orientamento formativo. Ogni professionista dovrebbe invece avere la possibilità di selezionare le tecniche più adatte a realizzare il percorso psicologico con il proprio paziente.

Questo è l’assunto da cui parte l’Accademia: la condivisione del patrimonio di tecniche, a oggi ritenute funzionali alla promozione del benessere psicologico, mette ogni psicologo nella condizione di scegliere le strategie più opportune da utilizzare all’interno del progetto clinico.

 

TRE PIANI PSICOLOGICI DI AZIONE

Più specificatamente, secondo la prospettiva dell’Accademia, si possono distinguere tre piani d’azione:

  • Il primo è quello delle “tecniche psicologiche”, selezionate ad hoc dal professionista per interagire con il cliente. Alcuni esempi di tecniche: ipnosi, mindfulness, come peggiorare, prescrizione del sintomo, analisi dei sogni, libere associazioni, le due sedie, holding, grounding, ecc.
  • Un secondo piano caratterizzato dal “focus dell’intervento”, declinato nella prospettiva di uno o più orientamenti teorici. Dal punto di vista dell’’Accademia il piano della teoria è da intendersi secondo il valore etimologico del termine, laddove “teoria” – che viene dal greco “theoreo” – significa “dove devo guardare”. I vari orientamenti teorici suggeriscono quali sono i punti principali su cui deve posarsi lo sguardo dello psicologo e dello psicoterapeuta. Alcuni esempi: i pensieri automatici (approccio cognitivista), i comportamenti disfunzionali (approccio comportamentista), le tentate soluzioni (approccio strategico), la relazione con i genitori sviluppata durante l’infanzia (approccio psicodinamico), il vantaggio secondario di un sintomo all’interno del proprio ambiente (approccio sistemico),  ecc..………
  • Infine un terzo livello, comune a tutti gli interventi clinici, che potremmo definire “esperienza psicologica di equilibrio”.

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ESPERIENZA PSICOLOGICA DI EQUILIBRIO

Il concetto di “esperienza psicologica di equilibrio” – che evolve dal costrutto di “esperienza emozionale correttiva” proposta da F. Alexander – nasce dall’osservazione che, in ogni intervento clinico efficace, si fanno vivere ai clienti esperienze che controbilanciano quelle che li hanno portati a irrigidirsi e a vivere un disagio. Così ad esempio: l’analisi dei pensieri attraverso la tecnica dell’ABC mette in equilibrio un paziente che resta ingabbiato in pensieri automatici (analisi consapevole vs. pensieri inconsapevoli); l’analisi dei sogni fornisce materiale analogico con cui dare significato a eventi vissuti senza un nesso logico ed emotivo (pienezza di significato vs. assenza di significato); la prescrizione del sintomo fa percepire al paziente che può governare in modo equilibrato i suoi sintomi anziché subirli (agire volontariamente un sintomo vs. subirlo); apprendere tecniche di meditazione e respirazione fa stare in contatto con un corpo ignorato o non ascoltato (ascoltare il corpo vs. ignorarlo); l’uso di immagini fotografiche permette l’esplorazione di vissuti ed emozioni difficili da esprimere a parole (esprimere le emozioni vs. non dare loro voce); ecc. [Approfondisci leggendo “Dall’esperienza emozionale correttiva alle esperienze psicologiche di equilibrio”]

IL PIANO EPISTEMOLOGICO

Ai tre piani sopra citati se ne aggiunge un quarto che ingloba gli altri, ed è il piano epistemologico, cioè in che modo la scienza psicologica costruisce la sua conoscenza circa il benessere dell’essere umano. A questo piano appartengono le diverse forme di ipotesi di come si costruisce la conoscenza scientifica: realismo, costruttivismo limitato, costruttivismo radicale, costruttivismo ermeneutico, idealismo. [Approfondisci leggendo “5 approcci epistemologici”]

APPROCCI PSICOTERAPEUTICI “INTEGRATI” O “PURI” ?

Tutte le varie forme di psicoterapia oggi esistenti sono integrate. Non esistono orientamenti di psicoterapia che abbiano approcci non integrati, perché nella storia di questa disciplina le conoscenze sono cresciute, si sono arricchite e tra di loro “incontrate”. Gli approcci di psicoterapia che si dichiarano “puri” cercano di differenziarsi per questioni di marketing, ma di fatto si assomigliano tra di loro quanto a tecniche e a teorie. Inoltre alcuni approcci, o per abitudine o per marcare la propria identità, finiscono per mantenere in vita teorie e tecniche che si sono dimostrate nel tempo inefficaci o inefficienti.  L’Accademia ritiene che parlare di “purezza” sia un’operazione scorretta sul piano scientifico; l’uso e l’abuso delle “etichette psicoterapeutiche” è un problema e rappresenta un limite professionale che è necessario superare. Ci sono ad esempio scuole che si dichiarano “cognitivo-comportamentali” ma che, per ciò che insegnano, sono molto più “psicodinamiche” che “cognitivo-comportamentali”; visto però che l’etichetta “cognitivo-comportamentale” vende bene, allora viene utilizzata. È necessario evolvere da questo retaggio storico obsoleto. Tutte le forme di psicoterapia sono integrate e propongono tecniche che sono state inventate da psicoterapeuti provenienti da diversi orientamenti di studio. Stiamo assistendo ad un ribaltamento storico in cui l’importanza degli scopi scientifici della psicoterapia sta prendendo il sopravvento sulle dinamiche di marketing delle singole scuole.

Parlare di “integrazione”, inoltre, implica che possa essere possibile una “disintegrazione”, mentre per l’Accademia la scienza psicologica è un unico corpus che ha raggiunto la maturità necessaria per contenere in sé tutte le competenze teoriche e tecniche tipiche della professione psicologica.

PSICOLOGIA SENZA GURU

L’Accademia delle Tecniche Psicologiche immagina una psicologia che si affranchi da ogni forma di rigidità ideologica. L’arte e la scienza psicologica possono infatti essere esercitate solo all’interno di una onesta, libera e disinteressata operazione di studio e pratica, in cui gli unici due interessi da servire sono il sapere scientifico e il benessere degli esseri umani. L’Accademia rifiuta ogni forma di sapere irrigidito e autoreferenziale, e desidera mettere in condivisione le proprie conoscenze operative per arricchire e arricchirsi in un costante confronto – libero, anti-ideologico e scientifico – sulla psiche umana e la sua capacità di raggiungere un equilibrio e una soddisfazione più elevati.

La scienza da sempre rifiuta i guru ovvero il principio di autorità: I. Newton è stato un grande scienziato, ma le sue scoperte sono valide indipendentemente da lui e dalle sue qualità personali. Inoltre ogni persona di scienza è esperta solo circa l’ambito in cui ha approfondito i suoi studi e non in tutto il possibile scibile umano:  non basta che un’affermazione sia stata fatta da Newton per essere di per sé valida; la validità e la fondatezza di un’affermazione scientifica non dipendono da chi pronuncia quell’affermazione ma dalle prove portate a suo sostegno. Così in ambito psicologico e psicoterapeutico ci sono stati molti autori che hanno aiutato il progresso della scienza psicologica, ma non tutte le loro affermazioni sono valide per il solo fatto che sono state da loro pronunciate. Ad esempio riconoscere a S. Freud il merito di aver inventato la tecnica delle libere associazioni e quella dell’interpretazione del transfert, non significa attribuire pari importanza a tutto ciò che ha detto.

Il metodo della ricerca scientifica, nelle sue diverse applicazioni qualitative e quantitative, è uno strumento che è stato messo a punto nel corso dei secoli dall’umanità per costituire un riferimento, esterno al singolo operatore, per stabilire la fondatezza delle sue affermazioni. Non tutto il sapere umano è scientifico – ad esempio la poesia, la letteratura, o le intuizioni sul mondo interiore – ma, quando questo diventa un sapere che si propone come cura, non può che sottostare agli avanzamenti della ricerca scientifica.

Gli psicologi e psicoterapeuti che entrano a far parte del progetto dell’Accademia, sono interessati a tecniche psicologiche che funzionano, ovvero che realizzano ciò che promettono. Il sapere tecnico condiviso nell’Accademia ha le caratteristiche di essere: ripetibile (diversi psicologi in diverse parti del mondo possono replicare le stesse tecniche ottenendo gli stessi risultati), trasmissibile (le tecniche psicologiche possono essere insegnate e trasmesse), predittivo (l’applicazione delle tecniche psicologiche deve permettere allo psicologo di prevedere i possibili esiti che da detta applicazione possono derivare) e progressivo (si producono conoscenze costantemente in evoluzione, che sostituiscono o migliorano quelle precedenti).