AFORISMI TERAPEUTICI

 

Gli aforismi sono una forma concentrata di saggezza e sono anche il primo modo con cui la scienza è stata comunicata e trasmessa (Diels & Kranz 1981).

Leggi l’aforisma che segue:

Ci sono solo due modi per vivere una vita facile:

credere a tutto, o dubitare di tutto.

In entrambi i casi ti sarai evitato la fatica di pensare.

Come mai alcune persone restano affascinate, colpite, coinvolte da un aforisma del genere? In che modo una manciata di parole riesce a produrre un grande effetto, sproporzionato rispetto al numero di parole utilizzate?

Il testo italiano di riferimento in ambito retorico (Mortara Garavelli 2008) descrive l’aforisma così: «Una sentenza dotata di capacità definitoria, che concentra in una sola proposizione o in una composizione brevissima giudizi e riflessioni morali, resoconti di esperienze, asserzioni riguardanti un sapere specifico». Questa definizione, però, non risponde a due domande: quali sono gli ingredienti fondamentali di un aforisma? E soprattutto: in che modo riesce un aforisma a produrre un così grande effetto sulle persone?

L’utilizzo consapevole degli aforismi in psicoterapia è stato fatto oggetto di studio in letteratura (Watzlawick 2004, Nardone 2007, Rampin 2007, Paoli 2014) ed è ormai diventato chiaro che utilizzare un aforisma adatto alla situazione del paziente, e pronunciato nel momento giusto del suo percorso psicologico, accelera il miglioramento.

Ricordo ancora lo sguado di un paziente che da mesi si trovava in una situazione di stallo con la fidanzata, con cui stava realizzando la classica trappola del “non riusciamo a stare l’uno con l’altra, né l’uno senza l’altra”. Avviluppato in questo doppio legame utilizzava con la partner due strategie fallimentari: rimaneva dentro il rapporto nonostante fosse insoddisfacente e conflittuale, oppure lo troncava bruscamente proibendo a se stesso di vederla. Guardandolo negli occhi gli dico: «A volte il modo migliore per chiudere una storia d’amore è lasciare la porta socchiusa».

Ancora oggi, dopo molti mesi da quella seduta, continua a ricordarmi quanto sia stato utile per lui quell’aforisma perché lo ha aiutato a focalizzare quanto fosse necessario interrompere le sue due strategie fallimentari che stava utilizzando nella relazione: non doveva nè chiudere bruscamente la porta (perché questo lo conduceva a rituffarsi di nuovo nel rapporto), né tenerla spalancata (perché questo lo portava poi a voler chiudere bruscamente la relazione): poteva lasciare la «porta socchiusa». Queste parole l’hanno aiutato a trovare un atteggiamento più sereno nei confronti di quella che poi è diventata la sua ex, perchè la loro relazione-con-la-porta-socchiusa ha finito per consumarsi gradualmente, da sola, e senza sofferenza.

Cosa rende “magiche” queste parole: «A volte il modo migliore per chiudere una storia d’amore è lasciare la porta socchiusa»? Dal mio punto di vista ci sono 7 elementi essenziali che devono essere presenti, e che ho ritrovato in ogni aforisma efficace (Paoli 2014). Uno di questi ingredienti svolge però un ruolo centrale: la si potrebbe chiamare “simmetria degli opposti” (Paoli 2017). C’è sempre un “effetto specchio” negli aforismi. La simmetria garantisce un senso di eleganza e di bellezza, come accade nell’architettura, nell’arte e nel design. Leonardo da Vinci raccontava di essere molto colpito da come la bellezza di un volto dipendesse dalla sua simmetria, e da come la bruttezza fosse correlata invece all’asimmetria.

Così anche gli aforismi fanno uso di una simmetria; questa garantisce un effetto-stupore – una bellezza efficace, potremo dire – in chi ascolta l’aforisma. Due esempi: «Ciò che fa male ci educa» (B. Franklin); ovvero proprio ciò che apparentemente è più diseducativo, come il male, diventa strumento di crescita, e quindi è un bene. “Male” ed “educativo” creano una simmetria di opposti. «Un ramo di pazzia abbellisce l’albero della saggezza» (A. Morandotti); ovvero due elementi tra loro apparentemente inconciliabili, come la pazzia e la saggezza, non si escludono a vicenda; tutt’altro, sono l’una l’arricchimento dell’altra. Di nuovo, una simmetria di opposti.

La simmetria può essere anche implicita, ovvero esterna all’aforisma. In altre parole, l’aforisma sorprende perché riferisce qualcosa di opposto rispetto al senso comune, che è sottinteso. Ad esempio: «Il giorno più bello della mia vita? Oggi» (madre Teresa di Calcutta). In questo caso “oggi” è in opposizione simmetrica non con elementi presenti nell’aforisma, ma con la percezione comune. La maggior parte delle persone tende infatti a rispondere che il giorno più bello della propria vita si trova nel passato: la nascita di un figlio, il matrimonio, la laurea, ecc. Ecco quindi, di nuovo, la simmetria: tra ciò che normalmente le persone considerano il giorno più bello della propria vita (nel passato) e il punto di vista dell’aforisma (il momento più bello della propria vita è nel presente).

Chiudo con un suggestivo aforisma sugli aforismi di K. Kraus:

L’aforisma non è mai una verità:

o è una mezza verità, o è una verità e mezzo.

Bernardo Paoli

Accademia delle Tecniche Psicologiche

 

Bibliografia

Diels, H., Kranz, W. (1981). I presocratici. Testimonianze e frammenti. Bari: Laterza

Mortara Garavelli, B. (2008). Manuale di retorica. Milano: Bompiani

Nardone, G. (2007). Cambiare occhi, toccare il cuore. Aforismi terapeutici. Milano: Ponte alle Grazie

Paoli, B. (2014). Come parla un terapeuta. La ristrutturazione strategica. Milano: Franco Angeli

Paoli, B. (2017). Parlare da Dio. Dodici strategie comunicative – che non puoi non conoscere – a partire da un dialogo di Papa Francesco. Autopubbicazione.

Rampin, M. (2007). Di’ la cosa giusta. Aforismi per una comunicazione efficace. Milano. Ponte alle Grazie

Watzlawick, P. (2004). Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapetucia. Milano: Feltrinelli